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Umberto Eco at the beginning of commercial broadcasting in Italy wrote the radio is not a telephone to aware to the use of radio broadcast in a private way just to communicate instead of a more universal use.
Present time quite a quarter of the population of the globe hold a camera.
It is legitimate to take a photo of a sight spot identical to other hundred daily taken just to show to own friends a probe or to prevent amnesia.
Otherwise a photo could be the conceptual incentive for evolutions of reasoning to an open-ended range of public.
The photography is not a telephone it is not like a standard art show, it is more a sort of brain storming about the formation of the thought.
As rough material for the discussion, the works of three photo artists have been collected: the German Heiko Beck, the Italian collective Dr. PORKA'S P-PROJ and the Austrian Michael Sardelic.
Working in different spheres, sociological for Beck, political for Dr. PORKA, psychological for Sardelic, and with technical and aesthetic distinguished approaches (black and white joined to the use words, formally perfect stage scenes or a very peculiar use of pieces of photography in real size potential to be assembled) all theirs photos could be considered like germs of thinking rather than like simply carriers of a direct information.
The objective of the photography is not a telephone is to discuss the double identity about the photography, that is communication of a point of view or the origin of an independent reasoning.
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Agli albori delle radio libere Umberto Eco ammoniva in un suo noto saggio la radio non è un telefono per mettere in guardia dall’uso privato, monofunzionale, del mezzo radiofonico penalizzando la sua vocazione universale.
Allo stesso modo la fotografia può essere telefono, oppure scegliere di non esserlo.
Foto ricordo delle vacanze scattate identiche in multipli di centinaia al giorno da centinaia di turisti a monumenti o sight-spot raccolgono in sé come unico valore semantico quello di certificare agli amici rimasti a casa di essere effettivamente andati in un determinato luogo, oppure servono a rinfrescare la memoria dopo un’amnesia.
Scopi ragionevoli e comprensibili che caratterizzano tali immagini nella loro funzionalità di telefono. Come il telefono, infatti, servono a comunicare un pensiero circoscritto da una persona ad alcuni interlocutori ben definiti. Si comportano, dal punto di vista relativo al significato, come parti di una conversazione tra persone che si conoscono.
In parallelo esiste la categoria della fotografia universale che si pone come sorgente di stimoli di pensiero in chi la fruisce. Non strettamente comunicazione da un soggetto ad un altro, bensì base di partenza per brain storming ed evoluzioni concettuali fornendo materiali di ragionamento ad un pubblico vasto e non definito.
Questa distinzione non necessariamente ha a che vedere con l’arte e con ciò che possiamo definire foto artistica. L’attributo estetico e poetico dell’arte può essere presente in un’immagine a prescindere dal suo carattere universale o privato.
Su questo tema, sotto il titolo di La fotografia non è un telefono si sono raccolti alcuni tentativi di studio.
Come materiale di lavoro sono state raccolte le opere di tre artisti: il tedesco Heiko Beck, Il collettivo italiano DOTT. PORKA’S P-PROJ e l’austriaco Michael Sardelic.
Pur muovendosi in ambiti differenti, sociologico per Beck, politico per DOTT. PORKA, psicologico per Sardelic, e con approcci tecnici ed estetici distinti, si va dal bianco e nero unito all’uso della parola, alla messa in scena formalmente curatissima con tanto di costumi, ad un approccio molto particolare di fotografia in formato reale componibile, tutte queste foto si pongono come germi di discussione piuttosto che come portatrici di un’informazione diretta.
L’obiettivo di La fotografia non è un telefono è discutere la doppia identità della fotografia, cioè comunicazione di un punto di vista oppure embrione di un ragionamento autonomo.